Quanto forza ha Guido Magherini!

Ieri mattina con l’avvocato Fabio Anselmo, Magherini ha sporto querela nei confronti di un carabiniere e di un poliziotto (quest’ultimo in servizio presso la questura di Firenze) che su Facebook avrebbero diffamato la memoria del figlio Riccardo, commentando i post del padre e definendolo “tossico”. Sui profili di entrambi gli appartenenti alle forze dell’ordine, inoltre, sarebbero comparse delle frasi inneggianti a Benito Mussolini accompagnate da relative immagini. Per questo la denuncia che è stata presentata ieri dalla famiglia Magherini è stata sporta anche per il reato di apologia del fascismo.

pubblichiamo dal sito ACAD Associazione Contro gli Abusi in Divisa

Buongiorno,
Ieri ho querelato 2 “difensori dello Stato”,
tale Danilo Mummolo carabiniere e tale Emiliano Poggi poliziotto.
Questi “autentici italiani che ci difendono con onore” si sono permessi di offendere mio figlio RICCARDO senza nemmeno sapere chi fosse….
Io sono sicuro di una cosa, se c’era un RICCARDO nella loro famiglia, la loro esaltazione e fede per il fascismo non sarebbe nemmeno cominciata….
Cari “fenomeni esaltati state disonorando la divisa che indossate” …ci vedremo in Tribunale e lì vedremo quanto uomini siete veramente.

casa originale dell’ articolo https://www.facebook.com/AcadOnlus?ref=stream

Magherini morto perché era un drogato». Nei secoli fedeli…

La libertà di espressione è una cosa bellissima, il pudore purtroppo è un termine difficile che somiglia troppo a ‘sudore’ perché qualcuno lo prenda in considerazione quando decide di esprimersi pubblicamente. La premessa è dovuta, visto quanto scritto su un profilo Facebook da uno degli agenti coinvolti nella tragica morte di Riccardo Magherini, a Firenze, il 3 marzo scorso.

Leggiamo nel post scritto dal militare: «Oh ancora non si dà per vinto il padre del tossico Magherini…perché di questo si tratta di un tossico che è morto a causa della sua tossicodipendenza…punto e chiuso!!! Capisco il dolore del padre in questa situazione ma continuare a sostenere che i colleghi che lo hanno pestato quando invece tutte le perizie hanno chiarito che nell’intervento lo hanno solo contenuto in attesa dell’ambulanza è veramente assurdo».

Un tossico, Riccardo. Come del resto lo sono, per definizione, tutte le vittime di ‘malapolizia’ quando a parlarne sono poliziotti, politici, giornalisti conformisti. Le vittime degli uomini e delle donne in divisa sono dei tossici, o degli squilibrati, dei matti.
Peccato che il video di quanto accaduto girato da un residente, quello in cui si sente l’uomo gridare al cielo la propria disperazione: «Aiuto! Aiutatemi, sto morendo. Chiamate un’ambulanza, vi prego. Ho un figliolo» racconti un’altra versione. Un particolare non importante, con ogni evidenza, sicuramente secondario al fatto che Magherini fosse un tossico, secondo l’incauto carabiniere, che, anzi, si spinge pure a parlare di perizie che avrebbero «chiarito» qualcosa, mentre in realtà di quell’episodio ancora di chiaro c’è ben poco. Anzi, praticamente nulla.

La galleria delle dichiarazioni dell’orrore partorite da esponenti delle forze dell’ordine italiane sono raccolte da Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), che ha presentato una denuncia per questi fatti, accludendo alla documentazione anche lo sfogo di un altro carabiniere, che con il caso Magherini però non c’entra nulla. Leggiamo anche qui: «Adesso dobbiamo aspettare che i coglioni drogati come Magherini vadano in giro ad ammazzare gente come è successo a Milano, questa volta gli ha detto male, se per fermare una persona serve l’uso della forza bisogna usarla!». Confusione sintattica a parte, queste frasi sembrano in tutto e per tutto un’ammissione di colpevolezza, o comunque, almeno, un’indicazione chiara data da un esperto del settore. Questo, comunque, dovrà appurarlo un tribunale, se lo riterrà opportuno.

Tutto questo accade mentre siamo immersi nell’ennesimo caso di abusi di polizia. L’ha raccontato Ilaria Cucchi quanto avvenuto mercoledì 30 luglio, intorno alle 19, nei pressi del cimitero del Verano, a Roma. La donna, insieme a Guido Magherini, papà di Riccardo, passava di lì con la macchina accompagnati dall’avvocato Anselmo. «Abbiamo visto che in tre picchiavano a ginocchiate e calci un ragazzo, lo tenevano per il collo, era immobilizzato – racconta Ilaria –. Non so se hanno proseguito dopo che è stato ammanettato, però lui era ferito, il viso sporco di sangue quando lo abbiamo raggiunto».

«Ho sporto denuncia presso il commissariato di Porta Maggiore – dice Ilaria –. Ora saranno ascoltati gli altri testimoni e il fascicolo sarà girato alla Procura». E ancora: «Guido era disperato, è stato lui a notare la scena in piazzale delle Crociate e ha urlato ‘guarda che gli fanno’. Abbiamo accostato l’auto e lui è schizzato fuori. Quando si è avvicinato agli agenti gli ha gridato: ‘sono Magherini, sono di Firenze, mio figlio è stato ammazzato così, smettetela».

@oiramdivito

http://contropiano.org/malapolizia/item/25566-magherini-morto-perche-era-un-drogato-nei-secoli-fedeli

Gravissima aggressione ai danni di alcuni attivisti di ZTL WakeUp

 

La notte scorsa il collettivo ZTL WakeUp è stato aggredito dai soliti noti fascisti, che sotto il vessillo di Forza Nuova si muovono nella notte per tentare di “castigare” chi non si arrende, chi da sempre lotta per dare alla nostra città un volto civile, dove l’autoritarismo, il razzismo e le discriminazioni non abbiano cittadinanza.

Dopo una serata passata a festeggiare il compleanno di una nostra compagna, intorno all’una e mezza il gruppo è stato assalito da un branco di 15 persone che, bastoni in mano, hanno iniziato a menare colpi a destra e a manca.

Inutile dire che ci siamo difesi!!!

Il risultato dell’aggressione è di un ragazzo tutt’ora ricoverato per una frattura alla mano.

Ad aggravare la situazione è stato l’intervento di alcune volanti della polizia che, dopo aver dato il tempo ai fascisti di dileguarsi, hanno fermato e portato in questura i ragazzi di ZTL denunciandoli per rissa aggravata contro ignoti (sic…)

E’ ora di dire basta!!! E’ ora che finisca questa cappa di copertura di cui godono questi personaggi.

L’antifascismo è un valore fondamentale che va salvaguardato e soprattutto PRATICATO.

Dichiariamo fin d’ora che non saremo disposti a subire altri soprusi, rivendichiamo fino in fondo il diritto all’autodifesa.

Chiediamo che le denunce contro gli aggrediti vengano immediatamente ritirate e diffidiamo fin da ora la questura dall’emanare altri fogli di via o qualsivogliano limitazioni della libertà.

coll. ZTL WakeUp

https://www.facebook.com/ztlwakeup/posts/918498338167442

Questa mattina si è svolta presso la sede del comitato No Tav – Terzo Valico di Novi la conferenza stampa del movimento in cui si è presa parola sui fatti accaduti nella giornata di ieri. La conferenza stampa è stata anche l’occasione per mostrare una piccola parte dei lacrimogeni sparati contro i cittadini e per annunciare le prossime iniziative di lotta. Venerdì sera appuntamento a Isoverde per una serata al cantiere di Cravasco e domenica sera fiaccolata ad Arquata Scrivia in solidarietà a chi ha resistito agli espropri e per ribadire la contrarietà al Terzo Valico.

Pubblichiamo il video integrale della conferenza stampa preceduto da una breve ma esplicativa introduzione

Gli attivisti NoMuos denunciati sono pronti a tornare a Niscemi

Divieto di dimora a Niscemi per 29 militanti NoMuos identificati nel corso della manifestazione dell’anno scorso. Il 9 agosto manifestazione nazionale.

di Marina Zenobio

A pochi giorni dall’apertura del campeggio NoMuos (dal 6 al 12 agosto) a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, ma soprattutto in vista della manifestazione nazionale in programma per il 9 agosto, la Procura di Gela ha fatto pervenire a 29 attivisti il divieto di dimora nell’intero comune di Niscemi. Si tratta di militanti identificati nel corso di una manifestazione dell’estate scorsa, davanti la base di contrada Ulmo dove si sta installando il Muos, sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare degli Usa, e durante la quale si sono registrati scontri con le forze dell’ordine. I NoMuos raggiunti dal provvedimento provengono da diverse città siciliane (Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Trapani, Caltanissetta e Caltagirone) e alcuni residente nel Nord Italia.

Gli attivisti non hanno però alcuna intenzione di arrendersi e hanno denunciato: “il grave livello di repressione che si è tradotto in violazione di libertà personale subita dagli attivisti a cui è stata notificata una misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Niscemi e l’impedimento altresì di accedere anche in maniera temporanea alla suddetta area”. Questi provvedimenti non riusciranno quindi a sortire gli effetti sperati dalla magistratura perché “ il movimento intero con tutte le sue sfaccettature rivendica e difende le pratiche contestate in quanto pratiche di movimento condivise da tutti che da Niscemi alla Val di Susa – ha affermato Fianella Giordano del coordinamento regionale dei Comitati NoMuos continuando – pratiche che raccontano una Sicilia che resiste e si prepara a tornare a Niscemi dal 6 al 12 agosto nonostante divieti e denunce, in maniera assolutamente unitaria e decisa”

Questi provvedimenti, che giungono proprio alla vigilia del corteo del 9 agosto, per gli attivisti rappresentano la chiara volontà di provare a scoraggiarne la partecipazione che invece si aspettano sarà comunque alta e determinata.

Pietro Muratore del comitato NoMuos Palermo ha precisato: “La magistratura, così solerte nell’inviare questi provvedimenti, non si è presa alcuna responsabilità nel verificare con quali criteri la base (che ospiterà il sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare degli Usa)

sia stata costruita in una riserva naturale sottoposta a vincoli ben precisi, quali effetti avrà sulle popolazioni in termini di danni alla salute. Invece di indagare su tali questioni ben più pericolose per la salute dei cittadini si preferisce colpire gli attivisti che prendono parte alle manifestazioni in nome di una libertà di espressione che dovrebbe essere garantita e che invece viene costantemente lesa”.

Ivan Lupo, portavoce dei centri sociali di Palermo, ha dichiarato: “Questi divieti di dimora e in più in generale tutti i provvedimenti repressivi, non sono che divieti di vivere e difendere la nostra terra esposta a enormi e gravi rischi ai danni dell’ambiente e della salute. L’anno scorso abbiamo invaso la base per ricordare a chi ci governa, ci reprime e si erge a difesa di un esercito straniero che i veri invasori sono loro e non noi che reclamiamo il diritto all’autodeterminazione dei luoghi che amiamo e viviamo, la libertà personale di manifestare per ciò in cui crediamo. Pertanto come centri sociali palermitani, parte integrante di questo grande e composito movimento, ribadiamo la nostra assoluta partecipazione alla manifestazione del 9 agosto perché questi atti giudiziari non ci fanno di certo intimidire né desistere dal raggiungimento dei nostri obiettivi”.

http://popoffquotidiano.it/2014/07/31/gli-attivisti-nomuos-denunciati-sono-pronti-a-tornare-a-niscemi/

Una lettera aperta della comunità medica a sostegno della popolazione di Gaza

Primum non nocere», “per prima cosa, non arrecare danno”, è il principio alla base dell’etica e della pratica medica. È l’unica cosa che riuscivo a ripetere a me stesso, mentre scorrevo i paragrafi dellalettera pubblicata oggisulle pagine di The Lancet, tra le più antiche e prestigiose riviste di medicina al mondo, da parte di alcuni dottori e scienziati sulla situazione a Gaza. La firmano – trovate la lista alla fine, perché questi nomi devono essere scritti nero su bianco e ricordati per il loro coraggio e la loro coerenza – in 24, chiedendo ai lettori di non tacere. Vista la lunghezza e la difficoltà per molti di leggere in lingua inglese, per favorirne la circolazione, la traduco integralmente e la riporto qui sotto. Leggetela. E non siate complici]

«Siamo medici e scienziati, e viviamo le nostre esistenze sviluppando strumenti per prenderci cura e proteggere la salute e le vite umane. Siamo anche persone informate; insegniamo l’etica della nostra professione, insieme alla teoria e alle pratiche di essa. Abbiamo tutti lavorato a Gaza per anni, e ne conosciamo la situazione.

Sulla base della nostra etica e pratica, vogliamo denunciare ciò che osserviamo nell’aggressione israeliana a Gaza.

Chiediamo ai nostri colleghi, vecchi e nuovi professionisti, di denunciare l’attacco di Israele. Sfidiamo la perversione di una propaganda che giustifica la creazione di un’emergenza per mascherare un massacro, una cosiddetta “aggressione difensiva”. In realtà, si tratta di uno spietato assalto di durata, estensione e intensità illimitata. Desideriamo riportare i fatti per come li vediamo, e le implicazioni per le vite della popolazione.

Siamo sgomenti davanti al massacro militare di civili a Gaza sotto le sembianze della ritorsione verso i terroristi. Questo è il terzo assalto militare di vasta scala a Gaza dal 2008. Ogni volta il tributo di morte è rappresentato principalmente da persone innocenti di Gaza, in particolare donne e bambini, sotto l’inaccettabile pretesto da parte di Israele di eradicare i partiti politici e la resistenza all’occupazione dell’assedio che esso impone. Questa azione di guerra terrorizza anche coloro che non sono colpiti direttamente, e ferisce lo spirito, la mente e la resilienza delle giovani generazioni. La nostra condanna e il nostro disgusto si uniscono inoltre alla negazione e al divieto per Gaza di ricevere aiuto esterno e rifornimenti per alleviare queste circostanze catastrofiche. Il blocco di Gaza si è stretto ulteriormente dall’anno scorso, e questo ha peggiorato il bilancio dei suoi effetti sulla popolazione. A Gaza, la popolazione soffre per la fame, la sete, l’inquinamento, la scarsità di medicinali, elettricità e ogni altro mezzo di sostentamento, non solo per le bombe e i proiettili. La crisi dell’energia, la carenza di benzina, acqua e cibo, la fuoriuscita dei liquami discarico e la diminuzione delle risorse sono disastri causati direttamente e indirettamente dall’assedio.

La popolazione di Gaza sta resistendo a questo attacco perché vuole una vita migliore e normale, anche mentre piange per il lutto, il dolore e il terrore, e rifiuta una tregua temporanea che non fornisce una vera occasione per un futuro migliore. Una voce tra quelle sotto gli attacchi a Gaza appartiene a Um Al Ramlawi, che parla per tutti in quella zona: «Ci uccidono tutti comunque – che sia una morte lenta sotto l’assedio o una rapida con un attacco. Non abbiamo niente da perdere – dobbiamo lottare per i nostri diritti, o morire nel tentativo».

Gaza è stata bloccata via mare e via terra dal 2006. Ogni individuo di Gaza, inclusi i pescatori che si avventurano oltre 3 miglia nautiche dalla costa, rischia di essere bersaglio dei colpi della Marina israeliana. Nessuno può uscire da Gaza attraverso i due solicheckpoint di Erez o Rafah senza un permesso speciale di Israele o dell’Egitto, e questo è difficile, se non impossibile, per molti. La popolazione di Gaza è impossibilitata ad andare all’estero per studio, lavoro, una visita alle proprie famiglie o per affari. Persone ammalate o ferite non possono uscire facilmente da questa zona per ricevere trattamenti specializzati. L’ingresso di cibo e medicinali è stato limitato e molti oggetti essenziali per la sopravvivenza sono proibiti. Prima dell’attacco in corso, le forniture mediche presenti a Gaza erano già scarse a causa del blocco. Ora sono terminate.

Alla stessa maniera, Gaza è impossibilitata a esportare ciò che produce. L’agricoltura è stata seriamente compromessa dall’imposizione di una zona cuscinetto, e i prodotti agricoli non possono essere esportati a causa del blocco. L’80% della popolazione di Gaza dipende dalle razioni di cibo dell’ONU per vivere. Molti degli edifici e delle infrastrutture di Gaza sono stati distrutti durante l’operazione Piombo Fuso del 2008-2009, e i materiali edili sono stati bloccati all’ingresso dell’area così che scuole, case e istituzioni non potessero essere ricostruite. Le fabbriche distrutte dai bombardamenti sono state raramente ricostruite, così da aggiungere la disoccupazione al saccheggio.

Nonostante le difficili condizioni, il popolo di Gaza e i loro leader politici hanno recentemente deciso di risolvere i propri conflitti “senza armi e offesa”, attraverso il processo di riconciliazione tra diverse fazioni, con la loro leadership che ha rinunciato a titoli e posizioni, così che un governo di unità nazionale possa essere formato e siano abolite le politiche divisive tra fazioni in vigore dal 2007. Questa riconciliazione, sebbene accettata da molti nella comunità internazionale, è stata rifiutata da Israele. L’attacco israeliano presente mette fine a questa occasione di unità politica tra Gaza e il West Bank, e isola una parte della società palestinese distruggendo la vita della popolazione di Gaza. Sotto il pretesto di eliminare il terrorismo, Israele sta cercando di distruggere la crescente unità palestinese. Tra le altre bugie, è stato affermato che i civili di Gaza sono ostaggi di Hamas, mentre la verità è che la Striscia è sigillata da israeliani ed egiziani.

Gaza è stata bombardata in continuazione negli scorsi 14 giorni, a cui ora fa seguito l’invasione via terra da parte di carri armati e migliaia di truppe israeliane. A più di 60 mila civili dal nord di Gaza è stato ordinato di lasciare le proprie case. Questi profughi interni non hanno alcun luogo dove andare, visto che i territori centrali e meridionali sono comunque soggetti a bombardamenti dell’artiglieria pesante. L’intera Gaza è sotto attacco. Gli unici rifugi sono le scuole della UN Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), rifugi poco sicuri e già bersaglio degli attacchi durante Piombo Fuso, con molte vittime.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza e l’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, alla data del 21 Luglio 2014, 149 dei 558 uccisi Gaza e 1100 dei 3504 feriti sono bambini. Quelli seppelliti sotto le macerie non sono ancora stati inclusi nel conteggio. Mentre scriviamo, la BBC riporta la notizia del bombardamento di un altro ospedale, che ha colpito l’unità di terapia intensiva e le sale operatorie, con la morte di pazienti e medici. Nutriamo seri timori per l’ospedale principale Al Shifa. Inoltre, la maggior parte delle persone di Gaza è traumatizzata psicologicamente. Ognuno che abbia più di 6 anni sta già vivendo il suo terzo attacco militare da parte di Israele.

Il massacro di Gaza non risparmia nessuno, e include i disabili e i malati in ospedale, i bambini che giocano sulla spiaggia o sui tetti delle case, e nella stragrande maggioranza di non-combattenti. Ospedali, cliniche, ambulanze, moschee, scuole e sedi della stampa sono tutte state attaccate, con migliaia di case private bombardate, chiaramente dirigendo il fuoco su intere famiglie per ucciderle nelle loro stesse case, o privandole din un’abitazione cacciandole via pochi minuti prima della distruzione. Un’intera area è stata distrutta il 20 Luglio, lasciando migliaia di persone senza un tetto, oltre a ferirne centinaia e ucciderne almeno 70 – e questo va ben oltre lo scopo di cercare tunnel. Nessuno di questi è un obiettivo militare. Questi attacchi hanno lo scopo di terrorizzare, ferire l’anima e il corpo della popolazione e rendere la loro vita impossibile per il futuro, oltre a demolire le loro case proibendone la ricostruzione.

Sono usate armi note per causare danni a lungo termine sulla salute della popolazione: in particolare, armamentario non a frammentazione e hard-head bombs. Siamo stati testimoni di armi di precisione usate indiscriminatemente e su dei bambini, e osserviamo costantemente le cosiddette armi intelligenti fallire in precisione, tranne che quando vengono impiegate per distruggere vite innocenti.

Denunciamo il mito propagandato da Israele che gli attacchi sono fatti avendo cura di salvare le vite dei civili e tutelare il benessere dei bambini. Il comportamento di Israele ha insultato la nostra umanità, la nostra intelligenza e la nostri dignità, insieme ai nostri sforzi e alla nostra etica professionale. Anche coloro tra noi che vorrebbero andare lì per aiutare sono impossibilitati a raggiungere Gaza a causa del blocco.

Questa “aggressione difensiva” di durata, estensione e intensità illimitata deve terminare.
In aggiunta, se l’uso di gas negli attacchi dovesse essere successivamente confermato, si tratterebbe inequivocabilmente di un crimine di guerra per il quale, prima di ogni altra cosa, serie sanzioni dovranno essere prese nei confronti di Israele, con la cessazione di ogni scambio e accordo di collaborazione con l’Europa.

Mentre scriviamo, siamo raggiunti dalle notizie di altri massacri e di minacce al personale medico nei servizi di pronto soccorso, insieme al divieto di ingresso per i convogli umanitari internazionali. Come scienziati e medici non possiamo rimanere in silenzio mentre questo crimine contro l’umanità va avanti. Chiediamo anche ai lettori di non restare muti. Gaza, intrappolata sotto l’assedio, sta venendo distrutta da una delle più grandi e sofisticate macchine da guerra moderne al mondo. Se coloro tra noi in grado di alzare la propria voce rinunciano a farlo e a prendere posizione contro questo crimine di guerra, allora sono complici della distruzione delle vite e delle abitazioni di 1,8 milioni di persone a Gaza.

Apprendiamo con sgomento che solo il 5% dei nostri colleghi accademici ha firmato un appello al proprio governo per fermare le operazioni militari contro Gaza. Saremmo tentati di concludere che con l’eccezione del 5%, la parte restante degli accademici israeliani è complice del massacro e della distruzione di Gaza. Osserviamo anche la complicità delle nostre nazioni in Europa e Nord America in questo massacro, e ancora una volta l’impotenza delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali nel mettere fine a questa devastazione.

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Firmatari:

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Paola Manduca, Professor of Genetics, University of Genoa, Italy.

Sir Iain Chalmers, James Lind Library, Oxford.
Mads Gilbert, Professor and Clinical Head, Clinic of Emergency Medicine, University Hospital of North Norway.
Derek Summerfield, Institute of Psychiatry, King’s College,London.
Ang Swee Chai, Consultant Orthopaedic Surgeon, London.
Alastair Hay, Dept of Environmental Toxicology, University of Leeds.
Steven Rose, Emeritus Professor of Life Sciences, Open University.
Hilary Rose, Professor Emerita, University of Bradford.
Angelo Stefanini, MD, Public Health, Bologna, Italy
Andrea Balduzzi, Zoologist, University of Genoa, Italy
Bruno Cigliano, MD, Paediatric Surgeon, University of Naples “Federico II”, Italy.
Carmine Pecoraro, MD, Nephrologist, Santobono Children Hospital, Naples, Italy,
Emilio Di Maria, MD PhD, Medical Genetics,University of Genoa, Italy
Franco Camandona, MD, Gynaecologist, ASL3, Liguria, Italy
Guido Veronese, MD, Clinical Psychologist, University of Milan-Bicocca, Italy
Luca Ramenghi. MD, Neonatology, Gaslini Childrens’ Hospital, Genoa, Italy
Marina Rui, Chemist, University of Genoa, Italy
Pierina DelCarlo, MD, Paediatrician, Massa, Italy
Sergio D’agostino, MD, Paediatric Surgeon, Hospital Vicenza, Italy.
Silvana Russo, MD, Pediatric Surgeon, Santobono Children Hospital, Naples, Italy.
Vincenzo Luisi, MD, Paediatric Cardiac surgeon, Massa Hospital, Italy. Stefania Papa, Environmentalist, University of Naples, Italy.
Vittorio Agnoletto, MD, University Statale, Milan, Italy
Mariagiulia Agnoletto, Psychiatrist, Milan, Italy»

(Manduca, P., Chalmers, I., Summerfield, D., et al. (2014). “An open letter for the people in Gaza”, in Lancet, Early online publication,  July 22)

Casa originale dell’ articolo http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1844:una-lettera-aperta-della-comunita-medica-a-sostegno-della-popolazione-di-gaza&catid=57:imperialismi&Itemid=73

Manganellate e gas Cs per il Pd sono sinonimo di “professionalità ed equilibro da parte delle forze dell’ordine”

E ovviamente non poteva mancare il solito comunicato stampa delirante dei Senatori del Partito Democratico. Gli alessandrini Daniele Borioli e Federico Fornaro, insieme all’immancabile Stefano Esposito, hanno diffuso una nota nella giornata del 30 luglio con cui hanno preso posizione su quanto stava accadendo ad Arquata e a Serravalle.

L’apertura del comunicato stampa la dice già lunga: “Esprimiamo apprezzamento per la professionalità e l’equilibrio con cui le Forze di polizia stanno facendo il loro dovere tra la Valle Scrivia e la Val Lemme. E al tempo stesso solidarietà alle maestranze che, in una situazione certo non semplice, svolgono il loro lavoro quotidiano presso i cantieri del Terzo Valico”. Il delirio prosegue in seguito “…Nessuno può rallegrarsi quando la realizzazione di una ferrovia, a causa di gruppi di facinorosi disposti ad alzare costantemente il livello dello scontro, diventa anche una questione di ordine pubblico…” e proseguono, probabilmente dopo aver fatto abbondante uso di alcolici: “…Ma ciò non significa – aggiungono i senatori Pd – perdere di vista il profilo delle responsabilità, che stanno tutte in capo a chi alimenta sistematicamente la violazione delle regole e si esalta nel “tumulto della battaglia”; non certo a chi, come le Forze dell’ordine, è chiamata al difficile lavoro di tutelare il rispetto e l’esercizio della legalità…“.

I magnifici tre non riescono proprio a rassegnarsi al fatto di trovarsi davanti ad un movimento popolare che da anni lotta a testa alta per difendere la propria terra dalla distruzione che porterà il Terzo Valico e quindi scrivono le solite farneticazioni su facinorosi e chi, pensate un po’, si esalterebbe nel tumulto della battaglia. Le stesse identiche fandonie scritte già in mille comunicati del disonorevole Esposito riguardanti la Val di Susa. Borioli e Fornaro potrebbero almeno fare lo sforzo di scriverli loro i comunicati stampa e non lasciarli fare al professionista della lotta contro i No Tav il cui linguaggio rancoroso e violento è inconfondibile. Ovviamente parlare con queste persone è tempo sprecato, ma ci permettiamo di mostrare alcune immagini che rendono palese, senza ombra di dubbio, “la professionalità e l’equilibrio delle Forze di polizia”.

Nella galleria fotografica che riportiamo sotto si può vedere la dedizione con cui sono stati sparati decine di lacrimogeni al gas CS in mezzo ai boschi. Una scelta certamente equilibrata che avrebbe potuto scatenare incendi oltre ad aver provocato l’intossicazione di molte persone (compresi i poliziotti senza maschere antigas).

Certo sono stati molto professionali nel lancio di lacrimogeni sparati anche ad altezza d’uomo, ma nulla rispetto alla dedizione con cui un poliziotto ha cercato di rompere il braccio del nostro Tino durante una delle cariche alla Crenna. Per fortuna Tino se l’è cavata con una contusione e dovrà “solo” portare il braccio al collo per diversi giorni.

Ma la massima dedizione e professionalità è stata dimostrata dal poliziotto che ha colpito apposta con il suo scudo “Carlen” (Carlo nel dialetto della Valle Scrivia), uno dei più anziani militanti No Tav – Terzo Valico. Un altro poliziotto per non essere da meno ha spaccato la testa di un ragazzo nei boschi di Moriassi, un altro ha colpito alle spalle uno studente mentre indietreggiava a seguito del fitto lancio di lacrimogeni e un altro ragazzo ancora è stato colpito con una violenza cieca sul braccio. Non c’è che dire, straordinaria professionalità ed equilibrio.

Ora i signori Esposito, Borioli e Fornaro dovrebbero come minimo vergognarsi del delirante comunicato che hanno rilasciato alla stampa basato su qualche velina dei loro cari amici questurini che hanno avuto il coraggio di negare ai giornalisti che ci sia stato utilizzo di violenza. Siamo certi che non lo faranno abituati come sono a scambiare la legalità per la difesa degli interessi di Impregilo e delle tante ditte in odore di ‘ndrnagheta e camorra interessate dai lavori del Terzo Valico.

Si rassegnino, dopo aver fallito nel non essere riusciti a convincere la popolazione sull’utilità dell’opera, dovranno ancora farne parecchi di comunicati stampa inutili e deliranti. La lotta contro il Terzo Valico continuerà con sempre più determinazione. Loro continuino pure a star seduti sulle poltrone rosse del loro Senato, quelli che si indignano davanti a queste fotografie scenderanno nuovamente in strada domenica partecipando alla fiaccolata di Arquata. Da una parte grigi burocrati di partito, dall’altra donne e uomini che lottano in difesa della propria terra.

da notavterzovalico.info

Piemonte: le scuole private ora vogliono persino decidere dove può essere aperta una scuola pubblica. È il momento di dire basta!

La CUB Scuola Università Ricerca ritiene che quanto emerso dall’incontro odierno con l’Assessora Pentenero riguardo alla situazione determinatasi a causa della pretesa delle scuole private del Piemonte di decidere sulla possibilità di istituire scuola pubbliche sia assolutamente insoddisfacente.
Emerge infatti una situazione nella quale si sono cercate soluzioni a breve località per località delle quali peraltro non si sa nulla e in cui non vi è una chiara presa di posizione sulla delibera che impone questa situazione indecente.

Infatti, la surreale situazione che si è determinata in Piemonte dove, grazie ad una delibera della moribonda giunta Cota, viene riconosciuto a delle scuole private, pudicamente ribattezzate paritarie, il diritto di impedire l’apertura di scuole pubbliche e cioè di tutti i cittadini, rende scandalosamente evidente che l’attuale attacco alla scuola pubblica, laddove non venga fermato, non ha limiti.

Non è certo necessario insistere sulla situazione della scuola pubblica che vede una riduzione degli organici, delle retribuzioni, delle risorse da anni, è vicenda sin troppo nota.

Ciò che però va oltre la tollerabilità è una campagna dei proprietari delle scuole, lo ripetiamo, private che pretende di presentare la loro attività come fonte di risparmio per la collettività e di occupazione per dei lavoratori.

E’, infatti, evidente che:

- la scuola non è, non deve essere, un’azienda la cui gestione deve rispondere a criteri economici ma è un diritto generale che solo il suo carattere pubblico può garantire. I finanziamenti pubblici a scuole private sono dunque un costo in più che grava sulla collettività e non un risparmio;

- l’occupazione nella scuola privata è a scapito di quella nella scuola pubblica, posti di lavoro sottoposti al potere di una proprietà che licenzia, come anche alcuni scandalosi fatti recenti dimostrano, i lavoratori e le lavoratrici che non si piegano alle sue imposizioni sostituiscono posti di lavoro pubblici che garantiscono, almeno, le libertà previste dalla costituzione repubblicana.

La Cub Scuola Università ricerca ritiene quindi che l’unica soluzione a quanto sta avvenendo sia l’abrogazione di questa norma e lo sviluppo, la diffusione, il potenziamento della scuola, come di tutti i servizi, pubblici.

Questo è l’obiettivo che intendiamo perseguire sino all’abolizione di ogni finanziamento pubblico alle scuole private

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o44219:e1

Vicenza- L’Antifascismo non si condanna

Manifestanti condannati a 105.460 euro di multa per aver manifestato contro i fascisti a Vicenza.

In questi giorni stanno arrivando 18 decreti penali di condanna - per un totale di 105.460 euro di multa - per i fatti legati alla manifestazione antifascista del 30 novembre scorso, organizzata a Vicenza in opposizione al corteo regionale di Forza Nuova.

In quella giornata in tante e tanti siamo scesi in piazza; arrivati numerosi in piazza Matteotti, abbiamo deciso di proseguire la manifestazione per portare in piazzale Fraccon due gigantografie dei campi di concentramento nazisti. In quello di Mauthausen morì il partigiano Fraccon, a cui è intitolato quel piazzale della nostra città, dove sarebbe poi terminata la manifestazione di Forza Nuova. L’arrivo in piazzale Fraccon è stato tuttavia impedito da due cariche della polizia, a cui il corteo si è limitato a resistere.
Quel giorno siamo scesi in piazza per ribadire che la presenza di Forza Nuova avrebbe portato nella nostra città odio, discriminazione e xenofobia verso omosessuali, migranti e rom. Di cosa siamo quindi colpevoli? Di aver predetto il futuro.
Infatti, pochi mesi dopo, Forza Nuova ha iniziato una campagna razzista verso i rom, culminata con il famoso presidio in via Muggia che, ricordiamo, fu poi vietato dalla Questura su segnalazione dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per violazione della legge Mancino sulla discriminazione. In quell’occasione Forza Nuova mostrò il suo vero volto, distribuendo un volantino xenofobo, istigante al razzismo, da cui cercò goffamente di dissociarsi.
Per queste ragioni, riteniamo vergognoso e inaccettabile questo vero e proprio attacco giudiziario attraverso uno strumento, il decreto penale di condanna, che solitamente non si usa per questo tipo di situazioni. Lo respingiamo con forza, continuando più determinati che mai le nostre quotidiane lotte per i diritti e per una Vicenza libera dal razzismo e dalla xenofobia.

Cs Bocciodromo, Vicenza
Csa Arcadia, Schio
Coordinamento studentesco Vicenza

Cameri (No), No agli F35, presidio davanti alla fabbrica

Presidio NO-F35 alle 17 del 1° Agosto davanti all’ingresso della fabbrica, protetta all’interno dell’aeroporto militare di Cameri.

Il Movimento No F-35 del Novarese ha deciso di indire un presidio davanti all’ingresso dello
stabilimento di Cameri dove si assemblano i caccia di nuova generazione targati Lockheed
Martin. Tale presidio si svolgerà a partire dalle ore 17 di venerdì 1 agosto. Tale data è stata
scelta poiché si dovrebbe verificare, in quello stesso giorno o in date vicine, la votazione di
una mozione, presentata da Marcon ed altri, che chiede in sostanza l’uscita dell’Italia dal
progetto di costruzione di tali cacciabombardieri. Lo diciamo da diversi anni: i
cacciabombardieri F-35 sono da rigettare, sia per quanto concerne la loro produzione in Italia,
sia per quanto concerne l’acquisto da parte delle forze armate italiane.
Gli F-35 costituiscono un esempio notevole di spreco del denaro pubblico (mentre si tagliano
le spese sociali ed assistenziali) e di aggressività nei confronti degli altri paesi. Lo stabilimento
costruito a Cameri, dentro il recinto dell’aeroporto, a spese dei contribuenti italiani, e regalato
ad Alenia Aermacchi e a Lockheed Martin, è una delle opere pubbliche più inutili e dannose
degli ultimi decenni. Noi viviamo in un territorio in cui sono presenti diverse fabbriche di armi,
che vengono vendute in giro per il mondo e che sono impiegate in guerre criminali e
distruttive. Da ultimo ricordiamo la vendita, sempre da parte di Alenia Aermacchi, di trenta
M346 ad Israele: si tratta di addestratori per piloti da guerra, addestratori che possono
all’occorrenza operare anche in battaglia (Israele ne acquista infatti anche la versione
armata). Su Gaza piovono le bombe dagli F-16; in futuro magari anche dagli M346 e dagli F-
35 che pure Israele ha deciso di acquistare dagli USA.
E le armi italiane girano per il mondo, alimentando guerre dappertutto. Speriamo che tutti si
siano accorti del preoccupante aggravarsi dei conflitti internazionali ed interni in vari luoghi
del mondo: dalle guerre permanenti africane, al Medioriente siriano ed iracheno, fino
all’Ucraina (in piena Europa). E poi la militarizzazione della società e l’aumento del controllo
dei conflitti, con mezzi tecnologici sempre più sofisticati e con la riduzione dei diritti di libertà
conquistati in almeno due secoli di lotte popolari.
La nostra campagna territoriale, che si affianca da anni a quella nazionale, contro gli F-35 ha
assunto questo velivolo maledetto come simbolo molto concreto delle guerre, dello
sfruttamento dei popoli più deboli, dello spreco criminale di risorse. Chiediamo ancora a tutti i
parlamentari della nostra provincia di pronunciarsi con chiarezza contro il progetto F-35 e di
votare a sostegno di tutte le mozioni e di tutti gli altri documenti che possono bloccarne la
realizzazione. Alcuni parlamentari novaresi si sono già ben comportati in passato, altri invece
continuano a sostenere il progetto o a tenere un atteggiamento ambiguo.
Noi, da parte nostra, saremo davanti al recinto dell’aeroporto che custodisce il prezioso
stabilimento. Chiediamo quindi a tutti gli antimilitaristi e a tutti i pacifisti di raggiungerci, in
modo da rendere evidente l’opposizione popolare contro le imprese di morte. Mentre ci
troveremo in questo luogo maledetto, il nostro pensiero sarà rivolto agli amici siciliani che
stanno preparando una grande manifestazione, che si terrà il 9 agosto, a Niscemi, contro il
MUOS, il sistema di comunicazioni di guerra ivi installato dalla marina militare statunitense.
Sempre contro le fabbriche di armi, contro tutte le guerre, contro la militarizzazione della
società: da Novara alla Valle di Susa, dal Trentino a Niscemi, dalla Vicenza del Dal Molin alla
Sardegna intossicata dalle esercitazioni militari.

MOVIMENTO NO F-35 DEL NOVARESE
www.noeffe35.org

(Fonte: waskgr, via paul-emic)

Un collettivo di blogger dalla Striscia di Gaza lancia un messaggio al mondo: “Ecco cosa sta accadendo: smettete di ucciderci”. 

 

Sei minuti, immagini in bianco e nero, distruzione. E’ tutta qui la descrizione di un massacro, che giunto alla terza settimana ha già mietuto oltre 1.200 vittime, per la maggior parte civili. 

Per denunciare quello che sta accadendo alcuni giovani mediattivisti di Gaza hanno girato un messaggio lanciato poi su YouTube: “Stop the killing”, fermate questo attacco. 

C’è la testimonianza di Mads Gilbert, il medico norvegese che in queste ore nella Striscia sta cercando di prestare soccorso e aiuto alla popolazione civile all’ospedale di Al Shifa.

Snocciola numeri, e con lo sguardo fisso in camera chiede “la fine di questo bombardamento, la garanzia di diritti umani per il popolo palestinese, la liberazione dall’assedio della Striscia di Gaza”. 

E ci sono soprattutto i ragazzi: quei ragazzi che hanno 19 anni, ma se ne sentono molti di più. Perché, come racconta uno di loro, “da quando sono nato ho già assistito a quattro guerre”. 

Perché non c’è niente di nuovo in questa offensiva: le scene a cui assistiamo oggi sono le stesse che abbiamo visto nel 2008, durante “Piombo Fuso”, e ancora nel 2012, durante “Pillar of Clouds”.

Le testimonianze non cambiano, così come i volti delle vittime. Civili, in numero impressionante.

Bambini, come i quattro uccisi sulla spiaggia di Gaza City mentre giocavano a calcio. O come gli ultimi 8, colpiti il 28 luglio da un bombardamento in quel che restava di un parco giochi. 

Stop the killing”, chiedono i “Bloggers for Palestine”. Un messaggio al mondo perché si agisca, e si fermi l’ennesimo massacro. 

29 Luglio 2014
di: 
Cecilia Dalla Negra

Da Bologna a Gaza, no alle stragi di Stato

unita

Il 2 agosto 2014 saremo in Piazza Medaglie d’Oro a ricordare le vittime della strage e di tutte le stragi di Stato. La memoria, filo di continuità della Storia, non può lasciarci indifferenti mentre si compie l’ennesima strage a carico della popolazione di Gaza, strage deliberatamente determinata da Israele che, come sempre, agisce senza freni sicuro del silenzio e della complicità di molti Paesi, Italia compresa, e istituzioni internazionali. Nell’arco di 21 giorni di bombardamenti incessanti e con il tentativo di un’invasione di terra della Striscia di Gaza, Israele ha ucciso oltre 1000 persone, fra questi moltissimi bambini. Obiettivo dei bombardamenti sono abitazioni civili, scuole, ospedali e ambulanze, il risultato sono devastazioni e condizioni umane apocalittiche. A livello internazionale, mentre si muove la solidarietà popolare, la diplomazia mondiale va a passo di lumaca in maniera ipocrita e inconcludente. Solo dopo due settimane di massacro, il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha deciso di approvare la creazione di una commissione di inchiesta che indaghi eventuali crimini di guerra di Israele su Gaza, l’Italia e i paesi dell’Ue si sono astenuti confermando l’anima tutt’altro che pacifista dell’Unione Europea. Lo Stato italiano, ambiguo e omertoso nelle varie stragi nel nostro Paese, anche in questa occasione rimane in silenzio, regalando ancora una volta la sua complicità alle devastazioni israeliane. Questo silenzio è avallato dalla disinformazione fatta dai principali giornali e canali televisivi italiani a servizio della propaganda israeliana. In continuità con le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese delle scorse settimane, anche nella giornata della commemorazione delle vittime della strage di Bologna, oltre a rinnovare la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, rinnoviamo la nostra solidarietà con chi è sotto i bombardamenti e l’occupazione israeliana. Denunciamo la politica distruttiva dello stato israeliano e la complicità di chi guarda in silenzio o distorcendo le informazioni dipingendo i massacratori come vittime. Le rituali passerelle che i rappresentati istituzionali, complici del massacro palestinese e del massacro sociale delle politiche di austerity, vengono a fare il 2 agosto a Bologna risultano opportuniste, ipocrite e ciniche. Invitiamo tutti a sostenere la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro lo Stato di Israele e chiediamo alle istituzioni italiane e al Comune di Bologna di condannare in maniera chiara e univoca la strage di Gaza interrompendo accordi e cooperazioni con lo stato di Israele.
2 agosto 2014 ore 9,00 Piazza Nettuno – Bologna STOP BOMBING GAZA
Adesioni: Usb Comitato Palestina Bologna Comitato Ucraina Antifascista Ross@ Bologna Rete dei Comunisti Noi Restiamo Asia-Usb csa Lazzaretto Primavera Urbana Rete Corpi Civili di Pace cs TPO Labàs Occupato Hobo PCL Exaequo-Bottega del Mondo Coordinamento Campagna BDS Bologna PdCI Vag61 Xm24

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