(via Contestazione No Tav alla festa del Pd di Genova)
Serata con contestazione per il Pd genovese: ieri sera, infatti, un gruppo di No Tav ha deciso di far visita alla festa dell’Unità, dove era in programma un dibattito su infrastrutture e grandi opere alla presenza del vicesindaco di Genova, Stefano Bernini, e dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, entrambi in carica tra le file del Partito Democratico. Insomma, l’ennesimo dibattito a senso unico in cui gli esponenti piddini si sarebbero probabilmente prodigati nell’esporre gli innumerevoli vantaggi e la strategicità delle grandi opere, a maggior ragione in una zona che dovrebbe ospitare il progetto dell’alta velocità del Terzo Valico.

A organizzare un fuori programma ci hanno pensato invece alcune decine di attivisti No Tav che intorno alle 21, poco prima dell’inizio del dibattito, hanno esposto striscioni contro il Terzo Valico e per la liberazione di tutti i No Tav arrestati, coprendo di fischi gli invitati che si apprestavano a parlare. Immancabile come da copione l’intervento del servizio d’ordine del Pd prima e delle forze dell’ordine poi (già schierate nei pressi del tendone in cui doveva tenersi il dibattito) che non hanno lesinato spintoni, calci e pugni per allontanare i No Tav, i quali hanno comunque impedito per più di mezz’ora che il dibattito iniziasse.

L’incontro si è infine tenuto in ritardo di un’ora rispetto all’orario previsto e il tutto si è potuto svolgere solo in maniera blindata tra cordoni di Digos e polizia.

(via Contestazione No Tav alla festa del Pd di Genova)
Serata con contestazione per il Pd genovese: ieri sera, infatti, un gruppo di No Tav ha deciso di far visita alla festa dell’Unità, dove era in programma un dibattito su infrastrutture e grandi opere alla presenza del vicesindaco di Genova, Stefano Bernini, e dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, entrambi in carica tra le file del Partito Democratico. Insomma, l’ennesimo dibattito a senso unico in cui gli esponenti piddini si sarebbero probabilmente prodigati nell’esporre gli innumerevoli vantaggi e la strategicità delle grandi opere, a maggior ragione in una zona che dovrebbe ospitare il progetto dell’alta velocità del Terzo Valico.

A organizzare un fuori programma ci hanno pensato invece alcune decine di attivisti No Tav che intorno alle 21, poco prima dell’inizio del dibattito, hanno esposto striscioni contro il Terzo Valico e per la liberazione di tutti i No Tav arrestati, coprendo di fischi gli invitati che si apprestavano a parlare. Immancabile come da copione l’intervento del servizio d’ordine del Pd prima e delle forze dell’ordine poi (già schierate nei pressi del tendone in cui doveva tenersi il dibattito) che non hanno lesinato spintoni, calci e pugni per allontanare i No Tav, i quali hanno comunque impedito per più di mezz’ora che il dibattito iniziasse.

L’incontro si è infine tenuto in ritardo di un’ora rispetto all’orario previsto e il tutto si è potuto svolgere solo in maniera blindata tra cordoni di Digos e polizia.

fascisti. casa pound festeggia nel Salento, con borghezio

E’ proprio vero: chi si piglia si somiglia. Il flirt tra i fascisti di Casa Pound e l’ex nazileghista Borghezio sembra resistere nel tempo, anche dopo quelle elezioni europee in cui uno tra i più orridi esponenti della Lega ha potuto contare sull’appoggio di Casa Pound nella sua campagna elettorale a Roma. Certo, quando è stato preso a sberle da alcune mamme e insegnanti davanti alla scuola Pisacane, non vi era traccia dei suoi sodali. Ma il flirt continua ancora e Borghezio sarà lo special guest della festa che Casa Pound sta organizzando in Puglia. Ma, afferma il giornale LecceSette, “se è stato svelato il programma e gli ospiti, resta ancora un mistero il luogo del raduno nazionale di CasaPound, in programma a Lecce il 5 e 6 settembre e probabilmente anche il 7, con un’iniziativa ancora non resa nota. Per “ragioni di ordine pubblico”, difatti, solo gli interessati vicini al movimento riceveranno le indicazioni del caso. La paura è che si verifichino disordini con chi il raduno a Lecce proprio non lo vuole. Sono tante difatti le persone che in queste ore si riuniscono sotto le parole d’ordine “No ai fascisti in città”, sintetizzata dagli hashtag #Leccecapitaleantifascista e #nocasapound. Il programma della festa fascista si articolerà tra il 5 e il 6 tra allenamenti collettivi di arti marziali, dibattiti, lettura di poesie di Ezra Pound, per concludersi poi in entrambi i giorni con un concerto”.

Ma il flirt e l’invito al nazileghista Borghezio non deve affatto sorprendere. L’anno scorso, sempre nel Salento, a Galatone, i fascisti di Casa Pound organizzarono una conferenza di solidarietà addirittura con i Boeri del Sudafrica, cioè i protagonisti del regime di segregazione razziale che per anni era stato imposto alla maggioranza nera di quel paese.

Gli antifascisti pugliesi, hanno già annunciato una manifestazione a Porta Napoli a Lecce. “Ora, tutti assieme” affermano “dobbiamo decidere come muoverci adeguatamente nello spazio pubblico della città, dare un riferimento fermo alla città democratica e antifascista, fare controinformazione, esprimere contenuti antirazzisti e in contrasto alle subculture di cui si alimentano i neofascisti”.

iceageiscoming:

soggetti-smarriti:

Anche i gattini e il cibo bloccano la visuale.

È tutto un gomblotto dei governi e delle banche

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soggetti-smarriti:

Anche i gattini e il cibo bloccano la visuale.

È tutto un gomblotto dei governi e delle banche

(Fonte: unoetrino, via ze-violet)

Intorno alle 11.30 di martedì scorso sei ‘lilith’ – collettivo che sul suo profilo facebook si descrive come femminista, rivoluzionario e anticapitalista – sono arrivate nello scalo, tutte indossavano magliette con la bandiera della Palestina e slogan come “Il terrorismo è reale”, “Free Palestine”, “Euro-collabo” e Palestina, uno stato subito”. Hanno appeso un lungo striscione che recitava – in inglese – “Quante tonnellate di armi per fare così tanti litri di sangue” e poi hanno rovesciato sul pavimento un centinaio di litri di vernice rossa attirando naturalmente l’attenzione dei lavoratori dello scalo e dei passeggeri in
transito. LilithS ha denunciato che anche l’aeroporto di Amsterdam Schipol, in Olanda, è stato usato per far arrivare tonnellate di armi statunitensi a Israele poi utilizzate per massacrare i libanesi durante l’invasione del paese da parte delle forze armate di Tel Aviv. Secondo il collettivo dopo il 2005-2006 il transito di armi statunitensi dirette a Tel Aviv è stato prevalentemente spostato sull’aeroporto di Liegi dopo che lo stesso scalo aveva informato del passaggio continuo di rifornimenti militari per Israele. In una nota il capo dell’ufficio stampa della società che gestisce lo scalo belga ha affermato che la notizia non risponde al vero e che denuncerà le attiviste di LilithS. Il gruppo ha risposto affermando che “l’oppressione del popolo palestinese è possibile solo perché la comunità internazionale, gestita dalle potenze europee e dagli Stati Uniti, la permettono”
(via Ship to Gaza ha vinto la causa – Israele deve restituire S/V Estelle | Freedom Flotilla Italia)

31/8/214 Comunicato stampa di Ship to Gaza Svezia  http://newsletter.shiptogaza.se/?mId=1409513335

 Oggi, (31 agosto) una corte Israeliana ha emesso il verdetto per il caso Ship to Gaza Svezia contro il governo Israeliano, riguardante i diritti sulla S/V Estelle. Il verdetto è completamente a favore dell’istanza di Ship to Gaza. Originata quando alla richiesta di Ship to Gaza di avere indietro Estelle, lo stato Israeliano aveva risposto chiedendo invece che fosse confiscata. La corte ha rifiutato questa istanza confermando invece i diritti della nostra organizzazione. Inoltre, lo stato di Israele pagherà le spese legali.

La S/V Estelle fu utilizzata dalla Coalizione della Freedom Flotilla per un’azione volta a interrompere il blocco di Gaza nel 2012. Allora percorse 5000 miglia nautiche dal Mar Baltico fino al Mediterraneo Orientale, prima di essere dirottata dalla marina israeliana, a 30 miglia circa dalle coste di Gaza. Da allora, la barca e il suo cargo sono stati trattenuti dallo stato di Israele . Questo è contro la legge internazionale e anche quella israeliana e Ship to Gaza ha sempre mantenuto una posizione ferma su questo punto.  Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza Svezia afferma : “Reiteriamo la nostra richiesta di restituzione immediata della barca e del suo cargo, e di pagamento degli eventuali danni riportati durante la cattura”

Contatti :
Media co-ordinator: Staffan Granér – +46 70 35 49 687
media@shiptogaza.se

(via Ship to Gaza ha vinto la causa – Israele deve restituire S/V Estelle | Freedom Flotilla Italia)

31/8/214 Comunicato stampa di Ship to Gaza Svezia http://newsletter.shiptogaza.se/?mId=1409513335

Oggi, (31 agosto) una corte Israeliana ha emesso il verdetto per il caso Ship to Gaza Svezia contro il governo Israeliano, riguardante i diritti sulla S/V Estelle. Il verdetto è completamente a favore dell’istanza di Ship to Gaza. Originata quando alla richiesta di Ship to Gaza di avere indietro Estelle, lo stato Israeliano aveva risposto chiedendo invece che fosse confiscata. La corte ha rifiutato questa istanza confermando invece i diritti della nostra organizzazione. Inoltre, lo stato di Israele pagherà le spese legali.

La S/V Estelle fu utilizzata dalla Coalizione della Freedom Flotilla per un’azione volta a interrompere il blocco di Gaza nel 2012. Allora percorse 5000 miglia nautiche dal Mar Baltico fino al Mediterraneo Orientale, prima di essere dirottata dalla marina israeliana, a 30 miglia circa dalle coste di Gaza. Da allora, la barca e il suo cargo sono stati trattenuti dallo stato di Israele . Questo è contro la legge internazionale e anche quella israeliana e Ship to Gaza ha sempre mantenuto una posizione ferma su questo punto. Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza Svezia afferma : “Reiteriamo la nostra richiesta di restituzione immediata della barca e del suo cargo, e di pagamento degli eventuali danni riportati durante la cattura”

Contatti :
Media co-ordinator: Staffan Granér – +46 70 35 49 687
media@shiptogaza.se

Le donne hanno giocato un ruolo chiave nella difesa di Kobanê dopo la rivoluzione, ad hanno creato una trasformazione rivoluzionaria nel comportamento sociale.Le combattenti delle YPJ (Unità di protezione delle donne) in prima linea nella difesa diKobanê stanno infliggendo duri colpi alle bande di ISIS ed anche demolendo tabù basati sul dominio maschile. 

Le donne combattenti hanno affermato che non vedono solo le YPJ come un fronte di difesa,ma che loro le vedono come una fonte di libertà.Hanno raccontato a ANF dei cambiamenti nella società di Kobanê. 

Destan ha spiegato che prima di unirsi alle fila delle YPG 2 anni fa: “la mia vita era tra 4 mura. Non avevo vita sociale o economica”.Cambiamenti radicali dopo la rivoluzione hanno influenzato Destan e sua cugina della stessa età,e hanno deciso di unirsi alle YPJ.Alcuni mesi più tardicon la costituzione delle YPJ si sono unite alle loro fila. 

Per me non è solo questione di difendere la terra 

Destan ha risposto alla nostra domanda su cosa fosse cambiato dopo aver aderito al YPG / YPJ, dicendo:”Io prima non ero mai stata abituata a credere che una donna potesse essere uguale ad un uomo.Per esempio, nella nostra famiglia l’uomo era sempre ritenuto dominante e io lo avevo sempre considerato normale e legittimo.Qui c’è una comprensione genuina dell’uguaglianza e della libertà.Ho capito nelle fila delle YPJ che la dominazione maschile non era una parte normale della vita,ma che era al contrario contro l’ordine naturale.Questo ha creato un grande senso di libertà in me”. 

Destan è una di quelle che è stata in prima linea contro gli attacchi di ISIS che si sono intensificati da Luglio.Lei ha spiegato così la difesa dello“Sehit Xabur tepesi” [Collina del martire Khabur ], un evento significativo nella resistenza di Kobanê “Le nostre compagne hanno combattuto fino alla fine per evitare che le loro armi finissero nelle mani delle bande di ISIS”. 

Destan ha perso sua cugina Awaz negli scontri nel villaggio di Zor Mekhare nel fronte occidentale a Maggio. 

Anche altre due sue cugine,Shervan e Ruhat sono morte negli scontri quest’anno.Lei conclude:£Essere nelle YPG non è solo questione di difendere la terra,ma è anche amore per la libertà”. 

La mia cultura e la mia lingua 

Berfin non è stata nelle YPJ a lungo come Destan,Lei si è unità dopo che gli inviti alla mobilitazione sono stati diramati a seguito dell’avvio della resistenza di Kobane.Siccome lei è nuova,non le è stato permesso di prendere parte ai combattimenti. 

“Ho appoggiato le YPJ e auqndo gli utlimi attacchi sono iniziati,ho pensato che non potevo rimanere ai margini”è come Berfin ha descritto come si è unita alle YPJ. 

Berfin ha affermato: “prima di entrare nelle YPJ abbiamo sperimentato una grave assimilazione. Siamo stati alienati dalla nostra lingua e della nostra cultura da parte del regime che ha imposto la cultura araba. Qui sono venuta a conoscenza della mia lingua e della cultura. 

“Le YPJ hanno modificato la percezione che le donne sono carenti e non possono fare nulla. Ho studiato sette anni a scuola poi mi hanno portato via. Se non fosse stato per la rivoluzione, probabilmente mi sarei sposata e sarei stata una ragazza madre”. 

I valori culturali feudali sono stati infranti 

Una donna combattente di nome Roza,che si è unita alle file delle YPJ 6 mesi fa,riassume così gli ultimi 2 mesi di resistenza delle donne: 

“‘L’acquisizione più importante di questo conflitto è stata, a mio parere, la rottura di giudizi di valore feudali a Kobanê.Nell’ultimo mese le donne hanno combattuto al confine.Si può dire che le donne hanno inflitto il maggior numero di colpi schiaccianti alle bande ISIS. Molte donne sono morte dopo aver fatto una resistenza eroica. Spetta ora a noi portare avanti la lotta nel cammino di tutti coloro che sono caduti, in primo luogo delle donne. “ 

ANF 30 Agosto 2013

retekurdistan.it

(Fonte: gnarrrgh, via ze-violet)

"Decreto “Sblocca Italia”: premere Alt+control+canc."

— (via littlemisshormone)

(via ze-violet)

dreams-in-my-sky:

.

et3rnauta:

oggi.

storia tutta italiana di imprenditoria.

(via ze-violet)

ze-violet:

et3rnauta:

peter-kirkland-bonnefoy:

zohbugg:

mccdi09:

The Window Socket offers a neat way to harness solar energy and use it as a plug socket. So far we have seen solutions that act as a solar battery backup, but none as a direct plug-in. Simple in design, the plug just attaches to any window and does its job intuitively.

Designers: Kyuho Song & Boa Oh

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I’m on mobile so the last thing won’t load but I’m gonna bet everything that it’s the squid ward “future” thing

bello!